Sempre più spesso mi viene chiesto “Cosa fa una coordinatrice di viaggi quando è in ferie se per lavoro deve viaggiare?”
La risposta trova spazio in una gamma di opzioni che vanno dal semplice dormire per riprendermi dal jet-lag, al cucinare ascoltando musica jazz&blues, dallo stare in compagnia delle persone a me care al passeggiare in natura dopo un pranzo al sacco bucolico. Fare quindi tutto ciò che scandisce la quotidianità della maggior parte delle persone ma che, per me, è venuto meno quando ho iniziato un capitolo straordinariamente folle scandito da un lavoro inconsueto e totalizzante.
Nella lista sopracitata manca una voce di particolare importanza e non negoziabile: viaggiare per affari miei. Può suonare stridula come risposta ma, signori e signore, viaggiare in gruppo per lavoro oppure in solitaria per puro piacere cambia, eccome se cambia. Variano le modalità di viaggio, i ritmi, le esigenze, le esperienze stesse. Stesso sport ma campionati diversi.

Prenoto quindi un viaggio (che ha più il gusto di una vacanza) dove l’unica persona alla quale devo pensare sono io. Sono disposta ad andare ovunque purché ci sia caldo e possa adeguarmi a ritmi ben più lenti rispetto a quelli a cui sono abituata. Accedo al sito Skyscanner, inserisco come destinazione “ovunque” e vedo che tra le proposte più economiche in linea con i miei interessi compare Maiorca, meta che non avevo mai preso in considerazione ma che mi stuzzica fin dal primo momento in cui il nome spunta sullo schermo del computer.



Conosciuta per essere la più grande delle Baleari, Maiorca mi accoglie dalla terza settimana di maggio e mi culla per i quindici giorni a seguire.
Non ricordo in tutti i miei viaggi un posto con una concentrazione così elevata di spiagge meritevoli. Mi sono imbattuta in una dozzina di calette intime e spiagge ampie che mi hanno lasciato a bocca aperta ognuna contraddistinta per delle peculiarità specifiche. Complice di questo stupore è stata la scelta azzeccata di noleggiare l’auto perché così avrei potuto raggiungere anche le zone più selvagge e incontaminate che regalano sempre gioie.
Per quanto mi sia informata sui luoghi isolani imperdibili prima di partire, anche quest’esperienza conferma la mia inconfutabile teoria tale per cui spesso a sorprenderti non sono i posti più gettonati (con hype a seguito che schizza alle stelle) ma quelli scoperti per caso imboccando una strada che non avevi previsto.
Godere di sabbia, mare e brezza fuori l’alta stagione è sicuramente una scelta vincente ma Maiorca non è solo infradito e salsedine. È un’isola che offre storia e tradizioni soprattutto nei borghi dell’entroterra (chiamati pueblos) come Sòller, Fornalutx o Manacor, paese natìo di Rafel Nadal che accoglie oggi la sua Tennis Academy ambita dagli amanti del settore.
Anche la semplice natura sfoggia il suo fascino con le innumerevoli grotte accessibili via mare oppure con la Sierra Tramontana, zona verde collinare che si estende nell’area occidentale dell’isola e offre cammini e viste mozzafiato.





Non meno importante è Palma di Maiorca, capoluogo che sorprende per la sua offerta culturale e il centro storico Casco Antiguo che custodisce l’imponente cattedrale Santa Maria che domina porto e città e gode degli apprezzamenti di chi l’ammira da svariati angoli. Per quanto in pochi possano pensarlo, si tratta di una città spagnola molto ambita tutto l’anno in quanto il suo aeroporto registra un numero di passeggeri terzo solo a Madrid e Barcellona.



Dopo un anno di lavoro e rimbalzi come una pallina da ping pong da un paese all’altro del globo, era arrivato il momento di prendere l’ennesimo volo per un movente diverso: esplorare un luogo nuovo sprovvista di programmi lasciandomi sorprendere giorno dopo giorno. Perché questo è ciò che succede quando non si hanno aspettative.
