▪ Spezie nel deserto: assaporando il Marocco

Rispolvero il passaporto che non tiravo fuori da anni e mi preparo per varcare la soglia continentale per la seconda volta. Era dai tempi delle scuole superiori che non prendevo un volo intercontinentale, da quando andai a New York per la gita di classe. Meta insolita, progetto scolastico ambizioso ma comunque realizzabile.
Mi trovo così su un volo diretto per Casablanca che, nonostante la breve durata, si palesa ai miei occhi come qualcosa di grande. Siedo accanto a due ragazze che, come me, hanno scelto di partire sole e osservando i tratti arabi delle hostess che ci servono cibo speziato ricordo quanto sia affascinante cogliere i particolari che descrivono gli usi e i costumi di un Paese.

Welcome to Africa. Un benvenuto assai diverso da quello che mi aspettavo: il phon che spara aria calda dritta sul mio volto è stato spodestato da una pioggerellina fine che rinfresca la serata. Il tour inizia il giorno dopo a Casablanca dove visito la terza moschea al mondo in ordine di grandezza e assaggio lo stile architettonico e i mosaici che mi avrebbero accompagnato durante tutto il viaggio. Il fascino marocchino inizia a sedurmi solo a Meknès (una delle quattro città imperiali) mentre attraverso la viva e caotica piazza che accoglie bancarelle, scimmie incatenate, struzzi maestosi, serpenti incantati. Incantata lo sono anche io.

Meknès | Agosto 2018 © Monica Maida

Il vero colpo di fulmine piomba però quando arrivo a Fès, uno dei centri più attraenti di tutto il mondo islamico. Per lasciarsi inebriare dall’autenticità marocchina bisogna camminare per le strette vie della medina percorribili solo a piedi e coperte da leggere assi di legno che filtrano i raggi solari. Non importa quanto caldo faccia, dovrai sempre contrattare con i venditori dei suq che esibiscono la loro merce, che sia uno zainetto di pelle, un flacone di olio d’argan, un pugno di datteri o un dolce mieloso ricoperto da decine di api che danzano attorno. E non irritarti se nel pieno della trattativa vieni schiacciata dai passanti contro le pareti, probabilmente accanto a te c’è un asino che sta trainando sul proprio dorso la tua cena.
Perdersi in questo labirinto è facile, innamorarsi di questa città lo è ancor di più.

Moulay Idriss | Agosto 2018 © Monica Maida

Sveglia all’alba (come spesso accade quando i minareti delle moschee richiamano i fedeli alla preghiera) per poi allontanarmi dalla città e vedere per la prima volta un’oasi: la striscia verde della rigogliosa flora segue il letto del fiume e spacca a metà le infinite terre aride circostanti. Non è illusione, non è disidratazione, ma pura bellezza.
Pronta per immergermi nel Sahara, avvolgo il turbante intorno alla testa e sulla gobba di un simpatico dromedario mi addentro nel deserto dove trascorro la notte. A guidarci, un berbero che si muove abilmente a piedi tra le dune arancioni che, con il grigio intenso del cielo, delimitano la linea d’orizzonte creando un contrasto mozzafiato. Il silenzio assordante, la pioggia fine che lascia la firma sulla sabbia, la lentezza dei movimenti, tutto splendidamente surreale. Avrei potuto desiderare qualcosa di più unico?

Merzouga | Agosto 2018 © Monica Maida

Dopo giorni spesi tra canyon, kasbah e paesaggi montanari, arrivo a Marrakech: stessi sapori, stessi rumori, stessi profumi, solo qualche turista in più.
In Marocco non devi farti beccare mentre realizzi uno scatto, soprattutto se sei donna e il soggetto sono i cittadini; allora ti destreggi quasi furtiva e quel che rubi è un momento catturato con la macchina e fotografato con gli occhi. Ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.

Meknès | Agosto 2018 © Monica Maida

Non dimenticherò mai quando entrai in una bottega e chiesi all’artigiano berbero: “Posso farti una foto?”“Certo, l’importante è che sia a colori” rispose lui sorridendo e confermando quella che è sempre stata la mia teoria. Non sono una fan delle foto in bianco e nero, credo che buona parte delle emozioni venga trasmessa dagli accostamenti cromatici. Sarebbe come mangiare un buon piatto caldo con il naso tappato, assaporeresti solo la metà.

“Accanto alle botteghe dove si vende soltanto, ce ne sono molte altre davanti dalle quali si può osservare come gli oggetti vengono fabbricati. Così l’osservatore vede fin dall’inizio come si fanno le cose, e questo lo mette di buon umore. Perché fa parte del nostro desolante modo di vivere moderno l’essere costretti a ricevere in casa ogni cosa bell’e fatta, pronta per l’uso, come uscita da magici e orribili congegni.
È una pubblica attività, è un fare che esibisce sé stesso insieme all’oggetto finito.” Le voci di Marrakech – E. Canetti

Rabat | Agosto 2018 © Monica Maida

Mi lascio accarezzare dal vento delicato che soffia sull’Atlantico, permetto che spazzi via la stanchezza dei giorni precedenti così da godermi la bomboniera rustica che si affaccia sull’oceano. Sono ad Essaouira, città nota per il suo porto incorniciato dai gabbiani e per la vita attiva dei pescatori. A cena mi delizio con il pescato del giorno approfittando così di mangiare qualcosa di diverso rispetto a tajine e cous cous. Adoro il cibo speziato ma tra le proposte culinarie marocchine non c’è proprio alternativa. Mi meraviglio di come i berberi non si azzardino ad aggiungere le spezie anche nel loro rinomato tè verde, probabilmente sono consapevoli che è delizioso così com’è.

Essaouira | Agosto 2018 © Monica Maida

Cammino per le vie di Essaouira e resto affascinata da quanto la gente sia rilassata, da quanto le basti poco per godersi le giornate, da come gli artisti di strada si nutrano di musica e dei sorrisi dei passanti. “I’m not rich but I live like a millionaire” mi confida un ragazzo del posto. 
Quell’ultima sera alzai lo sguardo e vidi una cometa squarciare il cielo stellato.
Espressi un desiderio. 
Si realizzò, come nei migliori film.

Fès | Agosto 2018 © Monica Maida

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